“Salute e benessere dei lavoratori, le priorità di ogni buon business”

Per la rubrica “In tutti i Sensi”

Alla base della maggior parte degli incidenti durante le fasi di trasporto, carico e scarico delle merci non c’è la fatalità bensì i tragici effetti di una mentalità che negli ultimi decenni ha posto il focus sulla ricerca di “realizzazione professionale”, “arricchimento del singolo”, “ricerca forsennata della libertà finanziaria”, tralasciando in toto la valorizzazione di un elemento alla base di ogni cosa: la salute degli esseri umani e la sicurezza degli stessi durante lo svolgimento delle attività professionali. Credo che oramai mi conosciate in molti e sappiate benissimo quanta attenzione richiami ogni giorno sul concetto dell’essere imprenditore e sull’estrema importanza di adottare un mindset imprenditoriale. A me è capitato per caso di diventare in giovanissima età un professionista nell’ambito della sicurezza dei trasporti di merci pericolose (DGSA ADR sin dal 2002) e sempre per strane circostanze della vita di diventare dopo pochi anni un imprenditore. Nel mentre conseguivo la maturità liceale, mio padre aveva infatti da qualche mese deciso di interrompere la sua carriera di dirigente in una multinazionale e fondato un’azienda di autotrasporto. Mio padre mi ha sempre aperto gli occhi, fin troppo oserei dire, su tutte le insidie con cui l’imprenditore deve confrontarsi giorno e notte e che riguardano i rischi legati alla sicurezza e alla salute dei propri collaboratori, al punto da mettere spesso queste preoccupazioni davanti alla propria vita e a quella dei propri cari. Era inevitabile che la cultura per la sicurezza crescesse insieme con me. In tantissimi anni di professione come imprenditore mi sono trovato di fronte a situazioni molto difficili da gestire, di cui non parlano né libri né giornali, perché spesso in contesti “social” o “mediatici” si mette il focus sull’argomento del momento o sulla celebrazione di qualche successo, ma raramente ci si sofferma su fatti che hanno un impatto sociale di profonda complessità e che invece passano in secondo piano. Basti pensare agli incidenti stradali. Alla base della maggior parte degli incidenti durante le fasi di trasporto, carico e scarico delle merci non c’è la fatalità bensì i tragici effetti di una mentalità che negli ultimi decenni ha posto il focus sulla ricerca di “realizzazione professionale”, “arricchimento del singolo”, “ricerca forsennata della libertà finanziaria”, tralasciando in toto la valorizzazione di un elemento alla base di ogni cosa: la salute degli esseri umani e la sicurezza degli stessi durante lo svolgimento delle attività professionali. Coloro che si rifiutano di prendere in considerazione i problemi fingendo che non esistano non fanno altro che alimentare a sua volta la voglia di consumare. Ecco, vorrei poter contribuire a risvegliare le coscienze ponendo in questo articolo degli interrogativi utili a spingerci all’azione e a darci la forza di non lasciare il futuro nelle mani di manipolatori della comunicazione o speculatori finanziari senza scrupoli che non fanno altro se non concentrarsi sulla “remunerazione” di un investimento o sull’aumento di tassi di interesse e materie di prima necessità senza alcuna cura “reale” della salute e della sicurezza dei lavoratori. Perché oggi bisogna partire dal concetto di “cultura della sicurezza”? La sicurezza non riguarda solo le procedure, ma anche la cultura aziendale. Cultura significa – etimologicamente – coltivazione: è indispensabile coltivare tutti quegli aspetti che tutelano la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e nelle relazioni poiché se ci preoccupiamo unicamente di mettere al riparo la salute nostra o del nostro patrimonio a discapito di un collaboratore, di un collega, di un concorrente, di un fornitore o di un cliente, sarà solo questione di tempo ma ci troveremo soli, indifesi e abbandonati rispetto alla complessità di un sistema che si fa sempre più alienante e pericoloso. Se invece ci prendiamo a cuore la sorte degli altri, dai più vicini ai più lontani nello spazio e nel tempo (quindi anche della prossima generazione), il sistema di cui ognuno di noi è parte in causa vivrà sempre più di relazioni autentiche e attenzioni che ristruttureranno la nostra cultura, il nostro mindset e il nostro stesso essere. La prevenzione è l’atteggiamento che deve caratterizzare l’orientamento di tutto il sistema di persone addette alla cura di salute e sicurezza nelle aziende.
Perché da tempo la sicurezza è sotto i riflettori dei mass media e della cronaca, ma continuano ogni giorno a verificarsi incidenti gravi per i lavoratori nel nostro paese? La sicurezza oggi riguarda tutte le aziende, ma voglio qui soffermarmi sulla logistica e sul trasporto di merci su strada perché, grazie al privilegio di far parte di Federlogistica e FAI Conftrasporto, posso esprimere riflessioni molto condivise. Tutti coloro che lavorano nella complessa filiera della logistica hanno ben presente quanto sia difficile far comprendere le dinamiche del proprio lavoro e quanto sia complesso fare in modo che l’utente finale sia consapevole dell’enorme lavoro che viene eseguito da più parti per consentire la fruizione finale delle merci e soprattutto innescare un meccanismo di rappresentanza che possa stimolare l’azione di istituzioni e regolatori nazionali ed europei. L’azienda DLM, che rappresento da diversi anni in qualità di Presidente del CDA, dispone sia di una flotta di veicoli propri che di spazi terminalistici di proprietà. Questo ha dato a me ed ai miei più cari collaboratori l’opportunità e il privilegio di poterci relazionare sul campo, nella pratica del lavoro quotidiano, con un ventaglio di soggetti in grado di rappresentare l’intera filiera e anche con le istituzioni che si occupano della salute e della sicurezza dei lavoratori, dall’ASL all’Ispettorato del lavoro, all’ARPA, ai sindacati. In particolare, dal periodo pandemico in avanti, è stato immediatamente percepibile il “cambio di ritmo” dell’organizzazione del lavoro. Negli anni precedenti, si assisteva a una pianificazione degli arrivi nave e delle successive commesse di trasporto con tempi relativamente certi di percorrenza e, quindi, mediamente con un preavviso di tre settimane si aveva già idea di quale sarebbe stata l’agenda. Dalla primavera del 2020, nessuna pianificazione è stata possibile. I volumi in ingresso si sono raddoppiati, le tempistiche di approvvigionamento si sono dimezzate. Il ritmo da concitato è diventato forsennato. Nonostante si stesse vivendo un periodo di grande attenzione per la salute, nella pratica è stato ancora più difficile del solito ricordare alla clientela che, quando si viaggia non si può “correre”, che ci sono per gli autisti tempi di impegno e di riposo imprescindibili, che la sicurezza non è – non dovrebbe mai essere – un elemento sacrificabile al profitto.
Su cosa ci dobbiamo soffermare quando parliamo di sicurezza sul lavoro (prevenzione rischi)? Ciò che come categoria ci isola è anche questo: la difficoltà nel far comprendere in quali e quanti modi possa essere minacciata la sicurezza sul lavoro. Negli ultimi tempi quando si parla di sicurezza sul lavoro si sta privilegiando un approccio esteso al tema, con sempre maggiore attenzione al benessere psichico oltre che fisico. Sulla carta, questo vale anche in ambito portuale/retroportuale: è stato più volte invocato un approccio globale al benessere sul lavoro proprio in considerazione degli alti livelli di rischio connessi alle molteplici attività svolte, tutte caratterizzate da significativa pericolosità e rilevante frequenza infortunistica. Eppure, la mia attenzione si concentra su un aspetto quando mai tangibile: la circolazione dei mezzi. È probabilmente il tema di più controversa gestione: viene scarsamente considerata nelle valutazioni del rischio a causa della variabilità dei flussi e dei percorsi, oltre che delle interferenze di ditte esterne (manutentori/imprese di polizia). In ambito portuale, il rischio di essere investiti è alto, eppure statisticamente il rischio diventa difficilmente valutabile a causa della variabilità degli elementi: le condizioni di visibilità e di illuminazione, le caratteristiche dei percorsi in base al loro uso, le modalità di trasferimento e trasbordo meccanizzato delle merci, le norme comportamentali e procedurali con la conseguente necessità di formazione e informazione di personale e ditte esterne. Parlare del “rischio di investimento” in termini “statici” temo possa condurci a sottostimare l’importanza del tema. Nella percezione comune, essere investiti è facilmente derubricabile a “incidente stradale”, eppure vorrei ricordare non solo di cosa parliamo quando ci riferiamo a questo aspetto ma anche di chi parliamo: uomini e donne come noi.
Le norme ci sono, ma non riescono evidentemente ad interpretare le esigenze pratiche di chi lavora sul posto. Le norme esistenti per garantire il rispetto di determinati criteri di sicurezza sono innumerevoli. Il trasporto di merci pericolose su strada è regolamentato dall’accordo ADR che costituisce un allegato tecnico della direttiva 2008/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. La versione attualmente in vigore è quella del 2023, recepita in Italia con Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 23 gennaio 2023. L’accordo ADR è stato strutturato nel secondo dopoguerra, sotto l’egida dell’ONU, con la finalità di fornire “Raccomandazioni delle Nazioni Unite sul trasporto di merci pericolose”. Da queste raccomandazioni tecniche sono scaturiti i testi degli accordi internazionali ADR per il trasporto su strada, RID per il trasporto su ferrovia e ADN per il trasporto delle merci pericolose tramite le vie navigabili interne. Eppure, nonostante tutte queste prassi, innovazioni, accertamenti da parte delle autorità di controllo, responsabilità penali significative per ogni tipo di reato immaginabile, le esigenze quotidiane smentiscono le normative e riflettono la mancanza sostanziale di una cultura della sicurezza sul lavoro.
Misurare i costi della sicurezza e indicarli in fattura. A completare il quadro controverso, intervengono anche le richieste della clientela, che spesso tradiscono mancanza di sensibilità su vasta scala: una delle proposte che ho avanzato durante l’ultimo incontro del Comitato del Nord-Ovest della FAI è stata quella di inserire ufficialmente in fattura una voce che vada a parametrare l’incidenza dei costi sostenuti per la sicurezza. Questo significa in prospettiva responsabilizzare ogni singolo imprenditore che opera nel nostro settore rispetto alla necessità di sostenere sin dal primo giorno di attività un investimento in ambito salute e sicurezza che – al pari del costo del gasolio – vada a essere comunicato al committente e ai soggetti che valutano i bilanci aziendali. L’auspicabile meta a cui giungere è quella della corresponsabilità tra il cliente e il vettore/operatore logistico.
ADR. In tema di sicurezza rispetto al trasporto, carico, scarico e spedizione delle merci pericolose, negli ultimi anni è stato fatto davvero tantissimo. Lo scrupoloso rispetto dell’ADR ha consentito sino a oggi di limitare fortemente i rischi durante il trasporto. Prova ne è che dei 42.365 incidenti stradali che hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco nel 2021 solo 201, ovvero lo 0,5%, ha coinvolto mezzi che trasportavano merci pericolose, in un quarto dei casi per perdita del carico. Tantissimi sono stati i dispositivi di sicurezza resi obbligatori per ridurre l’incidentalità e diminuirne le conseguenze gravi. E per il prossimo futuro è stata disposta l’obbligatorietà per numerosi altri sistemi. Tuttavia, a monte manca un coordinamento e una condivisione sistematica e sistemica dei dati inerenti flussi, quantità e categorie di merci pericolose che transitano e sostano ogni giorno sul nostro territorio. Vista l’eterogeneità di classificazione delle merci pericolose e considerata la molteplicità delle modalità di trasporto su strada, non è immediato ricostruire un quadro riepilogativo della situazione nazionale del trasporto ADR. Una delle mie proposte durante la presentazione, al Transpotec 2024, del Libro Bianco dei trasporti pericolosi in veicoli cisterna è stata per l’appunto quella di condividere sistematicamente la relazione ADR annuale che il consulente ADR delle imprese di autotrasporto va a redigere con gli uffici preposti delle singole MCTC competenti. Standardizzando alcuni elementi come la tabella riepilogativa delle merci trasportate e implementando i campi da monitorare, sarà possibile avere una sintesi estremamente precisa di questi dati. Si deve entrare nell’ottica della digitalizzazione. Ho anche sostenuto che sarebbe importante istituire un Albo dei consulenti ADR che possa curarne l’aggiornamento annuale, condividere con gli stessi le principali novità e incentivare il dialogo e la condivisione rispetto alle specifiche problematiche di ogni settore.
Coaching e prevenzione. Gli infortuni sul lavoro sono provocati per più dell’80 per cento da azioni pericolose. Per ridurre drasticamente questo dato dobbiamo agire sui comportamenti delle persone e far diventare l’agire in sicurezza un’abitudine automatica e un valore condiviso da tutti. In tale direzione lavora il protocollo BBS, ovvero la Behavior-Based Safety, la sicurezza basata sui comportamenti. Trattasi di un protocollo scientifico che applica i principi della psicologia e delle scienze comportamentali alla sicurezza sui luoghi di lavoro, approccio efficace per ridurre incidenti e lesioni sul lavoro, migliorando la cultura della sicurezza attraverso un cambiamento comportamentale e attitudinale. I programmi di sicurezza basati sul comportamento (BBS) partono dal presupposto della assunzione di responsabilità nell’influenzare positivamente il prossimo, indipendentemente dal ruolo ricoperto in azienda. Nel caso della sicurezza sul lavoro, si devono promuovere in azienda comportamenti sicuri attraverso l’utilizzo di rinforzi positivi (Coaching e PNL), ovvero conseguenze piacevoli che seguono un comportamento sicuro. Occorre innanzitutto identificare i comportamenti pericolosi, come l’utilizzo improprio dello smartphone o il mancato utilizzo di guanti e maschera in presenza di prodotti chimici. Si tratta di riconoscere e definire specifici comportamenti che possono portare a incidenti o lesioni sul luogo di lavoro. In secondo luogo, serve l’osservazione continua da parte di ispettori che monitorano i colleghi e i loro comportamenti durante le attività lavorative quotidiane. Importante è anche il feedback immediato e costruttivo quando viene osservato un comportamento. Altrettanto significativi sono il Near miss e le analisi delle tendenze, ovvero la compilazione di un registro dove vengono riportati quegli eventi pericolosi che avrebbero potuto dar luogo a un incidente e che serve per consentire l’analisi dei dati raccolti dalle osservazioni. Importanti sono anche il rinforzo dei comportamenti sicuri (incentivare e premiare quei comportamenti sicuri che promuovono la sicurezza), la formazione e la sensibilizzazione, l’utilizzo delle check-list per monitorare i miglioramenti di un processo aziendale. Rispetto ai processi che ho elencato sopra tuttavia dobbiamo partire dalla considerazione che l’Italia è costituita in prevalenza da piccole e microimprese che ogni giorno devono lottare per la sopravvivenza. Probabilmente, il tempo per le “micro-imprese” e per i “padroncini” nell’autotrasporto e nella logistica volge al termine, ma se vogliamo rendere disponibili anche alle PMI quegli strumenti scientifici che a oggi sono ancora appannaggio delle multinazionali è necessaria una azione forte di sovvenzionamento del Governo rispetto all’inserimento di queste figure in azienda: i coach della sicurezza. È necessario istituire veri e propri canali di formazione obbligatoria in tale ambito e investire sulla figura dei coach della sicurezza come lo si è fatto negli ultimi anni per altre figure obbligatorie. Per quante leggi si potranno emanare, per quanti aiuti potranno essere richiesti da chi manifesta contro la mancanza di sicurezza, per quante multe potranno essere fatte, nulla e nessuno si potrà sostituire alla scelta di prendersi cura di sé e dei propri collaboratori se non la consapevole decisione di essere protagonisti della propria e dell’altrui sicurezza.